Archive for June, 2008

Published by admin on 30 Jun 2008

I prossimi sei decisivi mesi


Uno scenario incredibile degno di un romanzo, ma le perplessità di Draghi e le incertezze di Bernanke stanno scrivendo questo copione che forse, supererà la realtà. Bello il finale, e l’italia? Pensiamo a fare leggi per berlusconi e le sue veline. Un contrasto peggio di un pugno nello stomaco dopo una “magnata reale”

Il semestre da luglio a dicembre 2008 sarà, per il pianeta, il tuffo nella fase d’impatto della crisi sistemica globale. E’ «l’alerte» lanciata dal Gruppo francese di analisi Europe 20/20 .

Apparentemente, la previsione si sta già avverando in USA - dove manca ogni genere di ammortizzatore sociale o economico - con il crollo del Dow Jones di oltre 30 punti, il petrolio a 140, Lehman Brothers vicina al tracollo; Goldman Sachs che dà valutazioni in discesa di Merrill Lynch e Citigroup (e Merrill Lynch che svaluta Goldman Sachs); American Express che denuncia l’accumulo di arretrati dei loro clienti nel pagare i debiti, mentre Federal Express segnala un netto rallentamento di ogni tipo di trasporto; United Airlines che licenzia 950 piloti (il 15% del totale), General Motors che ha visto un calo delle vendite del 28%, e non può più fare offerte speciali per attrarre compratori a rate, perchè la sua finanziaria, la GMAC, è schiacciata da insolvenze dei clienti che l’auto l’hanno già comprata, e non riescono a pagarla.

E sì che l’auto sta diventando la casa in cui dormono sempre più famiglie della classe media, che hanno avuto l’immobile pignorato non potendo pagare il mutuo. Nella ricca e chic Santa Barbara, California, sono già 800 i pignoramenti delle belle ville, e 800 famiglie hanno raggiunto i senza tetto nei parcheggi a loro riservati. Questa è l’America, già oggi .

E quando toccherà al resto del mondo? Europe 20/20 risponde: «E’ nel corso del semestre prossimo che convergeranno con il massimo d’intensità tutte le componenti della crisi - finanziaria, monetaria, economica, strategica, sociale, politica». E descrive i «sei fenomeni maggiori che segneranno i sei mesi futuri in modo decisivo, e orienteranno gli anni 2009-2010».

Primo: «Il dollaro a perdere (per fine 2008, 1 euro sarà eguale a 1,75 dollari). Il panico del collasso della divisa USA assilla la psicologia collettiva americana».

Secondo: «Rottura del sistema finanziario mondiale a causa dell’impossibile tutela di Washington».

Ben Bernanke, capo della Federal Reserve, ha parlato di una volontà di «rafforzare» il dollaro. Le sue parole risibili sono tutto quel che resta per ritardare la presa di coscienza collettiva, da parte di tutti i detentori di valuta USA, che Washington non ha più i mezzi per sostenere la sua moneta. Nel 2006 ancora la caduta del dollaro era una politica deliberata con lo scopo di ridurre il deficit commerciale americano e il valore reale del debito USA verso il mondo, che è ovviamente denominato in dollari. Ma ora questa tattica «si rivolta contro i suoi inizatori, e si trasforma in una fuga generalizzata verso l’uscita dagli USA».

Fra poche settimane, quando si vedrà che è impossibile organizzare a livello mondiale un’azione qualunque per stabilizzare il dollaro, in quanto l’economia USA affonderà sempre più in basso nella recessione, mentre il mondo è già ingorgato di dollari di cui nessuno sa come liberarsi, «allora il sistema finanziario globale esploderà in diversi sotto-sistemi che tenteranno di sopravvivere alla meglio, in attesa che compaia un nuovo equilibrio finanziario mondiale».

La teoria indicherebbe a Washington la via per stabilizzare il dollaro: dovrebbe rialzare nettamente i tassi d’interesse (oggi al 2%) e ridurre drasticamente la creazione di moneta dal nulla. Ma in pratica, ciò produrrebbe l’arresto immediato, in poche settimane, dell’economia americana, quella finanziaria e quella reale.

Il mercato immobiliare si ridurrebbe a zero, dato l’aumento rovinoso dei mutui a tasso variabile (altri pignoramenti a migliaia) e per mancanza di credito a basso costo; il consumo americano diventerebbe negativo, ritraendosi mese per mese; i fallimenti di imprese sarebbero esponenziali, Wall Street crollerebbe sotto il peso dei suoi debiti e sotto l’esplosione del mercato del CDS (collateralized default swaps), i derivati sempre presentati come «un’assicurazione» contro i rischi borsistici, ma che non assicureranno nessuna visto che le controparti (che dovrebbero rifondere) saranno già vaporizzate dalla crisi.

In breve, applicare la ricetta che la teoria consiglia in questi casi è, politicamente, inaccettabile per qualunque presidente USA, per i suoi effetti sociali. D’altra parte il vecchio trucco americano, farsi prestare i soldi dai suoi fornitori per poter restare il grande consumatore globale, non è più praticabile. Solo dopo un rafforzamento del dollaro, con la cura da cavallo imposta dalla teoria, la Cina e gli altri creditori tornerebbero a comprare i Buoni del Tesoro USA; siccome questo non avverrà, ciascuno farà per sè. Ecco la «rottura» del sistema globale.

Europe 20/20 ricorda, a questo proposito, che Pechino, massimo detentore di riserve in dollari (su cui ha perso, da gennaio, 75 miliardi di dollari per il calo della valuta USA), ha agito con moderazione fino ad ora, perchè vuole garantire il successo delle sue Olimpiadi. Da metà agosto, questo freno non ci sarà più: e la Cina può ricorrere ad «opzioni brutali».

Terzo fenomeno: il crollo dell’economia reale USA si manifesterà in tutta la sua evidenza.

Quarto: «Unione Europea: la periferia cade in recessione mentre il nucleo della zona euro rallenta solamente». L’Italia, è inutile dirlo, fa parte della «periferia», con Spagna, Grecia, Portogalllo, Irlanda e Francia. La disparità con i risultati della Germania sottoporrà l’euro a una tensione forse insopportabile: come si è già notato, i BOT italiani, benchè in euro, devono pagare un interesse più alto che i BOT tedeschi pure in euro.

Quinto: «L’Asia sotto il doppio colpo di bambù». Il primo colpo è l’inflazione, il secondo è il calo decisivo delle esportazioni nel principale mercato che assorbe le merci cinesi, coreane e giapponesi - gli USA - e un forte rallentamento del secondo mercato, l’Europa. Una doppietta che farà molto male a Paesi che hanno puntato tutto sulla riduzione dei costi del lavoro e sulla competitività nell’export, e che oggi vedono aumentare i costi produttivi per il rincaro delle materie prime (petrolio anzitutto) e dei salari (da inflazione, in Cina sul 10%). Si aggiunga che nei giorni scorsi il Congresso degli Stati Uniti - questi predicatori dell’apertura liberista - ha posto un dazio del 700% sull’import di acciaio cinese.

Sesto: «America latina: difficoltà crescenti, ma crescita mantenuta per gran parte della regione». Due le eccezioni: la crisi colpirà duramente il Messico, direttamente legato all’economia USA che sarà in depressione, e l’Argentina (di nuovo).

Settimo: «Mondo arabo - regimi filo-occidentali alla deriva». Europe 20/20 prevede «un miscuglio di disordini da fame (rincaro del cibo), di esplosione dell’integralismo (il prestigio di Hezbollah, di Hamas e dell’Iran), cui va aggiunta l’incapacitò di Washington e dei suoi alleati europei di una politica che non sia militare». Previsione: «60% di rischi di esplosione politico-sociale sull’asse Egitto-Marocco». Quanto alla probabilità di un attacco USA o israeliano ad ottobre, il gruppo francese la pone al 70%.

La nomination di Barak Obama non fa che aumentare il rischio: l’uscente Bush, repubblicano, potrebbe dare il via libera all’attacco fra l’eventuale vittoria di Obama su McCain, e il suo insediamento effettivo.

Ottavo: «Le banche nella collisione delle bolle». Soprattutto le banche mondiali americane e britanniche sono minacciate dall’esplosione di quattro bolle speculative convergenti.

E’ dello stesso parere emesso dalla Barclay’s Bank, per voce del suo capo della strategia azionaria, Tim Bond (3): ha avvisato i clienti a prepararsi a «una tempesta finanziaria mondiale», dato che la credibilità di Bernanke è crollata «sotto zero». «Siamo in un brutto ambiente; è entrato lo shock inflazionistico, che sarà molto negativo per gli attivi finanziari. Facciamo come le tartarughe, ritiramoci nella nostra corazza. Gli investitori si dovranno considerare fortunati se riusciranno a preservare i loro beni».

Intanto, di cosa discutiamo furiosamente in Italia? Se prendere o no le impronte digitali ai piccoli ladri zingari, che danno false generalità e non sono punibili per età, e per questo sono mandati dai cari genitori a rubare al posto loro. Oppure, ci dividiamo sulle scemenze che si dicono al telefono i ka… ni che stanno ai posti di comando, pensando a veline e TV.

Con questo dato curioso: coloro che sono contro le impronte degli zingari perchè «violano la privacy», sono gli stessi che si dichiarano a favore delle intercettazioni a tappeto, che violano molto più la privacy. Senza contare che anche gli zingari bambini e senza nome che mettono le mani nelle borsette, violano alquanto la privacy. Fortuna che in Italia abbiamo il garante della privacy.

Occorrerebbe un «garante della logica»: ma sarebbe solo una nuova poltrona a spese del contribuente e a beneficio di qualche politico trombato.

M. Blondet

Published by admin on 30 Jun 2008

Il Dolo Berlusconi


Quando il Lodo Schifani-bis, anzi il Lodo Alfano, anzi il Dolo Berlusconi sarà sulla Gazzetta Ufficiale, l’Italia sarà l’unica democrazia al mondo in cui quattro cittadini sono “più uguali degli altri” di fronte alla legge. Un privilegio che George Orwell, nella “Fattoria degli animali”, riservava non a caso ai maiali. E che, nell’Italia del 2008, diventa appannaggio dei presidenti della Repubblica, del Senato (lo stesso Schifani), della Camera e soprattutto del Consiglio. I massimi rappresentanti delle istituzioni, che nelle altre democrazie devono dare il buon esempio e dunque mostrarsi più trasparenti degli altri, in Italia diventano immuni da qualunque processo penale durante tutto il mandato, qualunque reato commettano dopo averlo assunto o abbiano commesso prima di assumerlo. Compresi i reati comuni, “extrafunzionali”, cioè svincolati dalla carica e persino dall’attività politica. Anche strangolare la moglie, anche arrotare con l’auto un pedone sulle strisce, anche stuprare la colf o molestare una segretaria. O magari corrompere un testimone perché menta sotto giuramento in tribunale facendo assolvere un colpevole. Che poi è proprio il caso nostro, anzi Suo. Come scrisse il grande Claudio Rinaldi sull’Espresso a proposito del primo Lodo, “un’autorizzazione a delinquere“.

La suprema porcata cancella, con legge ordinaria - votata in un paio di minuti dal collegio difensivo allargato del premier imputato, che ha nome “Consiglio dei ministri” - l’articolo 3 della Costituzione repubblicana. Che recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali…”. La questione è tutta qui. Le chiacchiere, come si dice a Roma, stanno a zero. Se tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge, non ne possono esistere quattro che non rispondono in nessun caso alla legge per un certo numero di anni in base alle loro “condizioni personali e sociali”, cioè alle cariche che occupano. Se la Costituzione dice una cosa e una legge ordinaria dice il contrario, la legge ordinaria è incostituzionale. A meno, si capisce, di sostenere che è incostituzionale la Costituzione (magari prima o poi si arriverà anche a questo).

Ora, quando in una democrazia governo e parlamento varano una legge incostituzionale, a parte farsi un’idea della qualità del governo e del parlamento che hanno eletto, i cittadini non si preoccupano. Sanno, infatti, che le leggi incostituzionali sono come le bugie: hanno le gambe corte. Il capo dello Stato non le firma, il governo e il parlamento le ritirano oppure, se non accade nessuna delle due cose, la Corte costituzionale le spazza via. Ma purtroppo siamo in Italia, dove le leggi incostituzionali, come le bugie, hanno gambe lunghissime. Non è affatto scontato che il presidente della Repubblica o la Consulta se la sentano di bocciare la suprema porcata. A furia di strappi, minacce, ricatti, vere e proprie estorsioni politiche, il terrore serpeggia nelle alte sfere (che preferiscono chiamarlo “dialogo”). E anche la Costituzione è divenuta flessibile, anzi trattabile.

Un mese fa è passata con tutte le firme e le controfirme una legge razziale (per solennizzare il 70° anniversario di quelle mussoliniane) denominata “decreto sicurezza”: quella che istituisce un’aggravante speciale per gli immigrati irregolari. Se fai una rapina e sei di razza ariana e di cittadinanza italiana, ti becchi X anni; se fai una rapina e sei extracomunitario, ti becchi X+Y anni. Vuoi mettere, infatti, la soddisfazione di essere rapinato da un italiano anziché da uno straniero. E il principio di uguaglianza? Caduto in prescrizione. Stavolta è ancora peggio, perchè non è in ballo il destino di qualche vuccumpra’, ma l’incolumità giudiziaria del noto tangentaro (vedi ultima sentenza della Cassazione sul caso Sme-Ariosto) che siede a Palazzo Chigi. Infatti è già tutto un distinguo, a destra come nella cosiddetta opposizione, sulle differenze che farebbero del Lodo-bis una versione “migliore” del Lodo primigenio. Il ministro ad personam Angelino Jolie assicura che, bontà sua, “la sospensione dei processi non impedisce al giudice l’assunzione delle prove non rinviabili, la prescrizione è sospesa, l’imputato vi può rinunciare. La sospensione non è reiterabile e la parte civile può trasferire in sede civile la propria pretesa”. Il che, ad avviso suo e di tutti i turiferari arcoriani sparsi nei palazzi, nelle tv e nei giornali, basterebbe a rendere costituzionale la porcata.

Noi, che non siamo costituzionalisti, preferiamo affidarci a chi lo è davvero (con tutto il rispetto per Angelino e il suo gemellino Ostellino), e cioè all’ex presidente della Corte costituzionale Valerio Onida. Il quale, interpellato il 18 giugno da Liana Milella su la Repubblica, ha spiegato come e qualmente chi cita la sentenza della Consulta che nel 2004 bocciò il primo Lodo e sostiene che questo secondo la recepisce, non ha capito nulla: “La prerogativa di rendere temporaneamente improcedibili i giudizi per i reati commessi al di fuori dalle funzioni istituzionali dai titolari delle più alte cariche potrebbe eventualmente essere introdotta solo con una legge costituzionale, proprio come quelle che riguardano parlamentari e ministri… La bocciatura del vecchio lodo nel 2004 da parte della Consulta è motivata dalla violazione del principio di uguaglianza dei cittadini quanto alla sottoposizione alla giurisdizione penale”. L’unica soluzione per derogare all’articolo 3 è modificare eventualmente la Costituzione (con doppia lettura alla Camera e doppia lettura al Senato, e referendum confermativo in mancanza di una maggioranza dei due terzi). E non con una legge che sospenda automaticamente i processi alle alte cariche: sarebbe troppo. Ma, al massimo, con una norma che - spiega Onida - “introduca una forma di autorizzazione a procedere che consentirebbe di valutare la concretezza dei singoli casi. Ragiono su ipotesi, perché gli ‘scudi’ sono da guardare sempre con molta prudenza… La sospensione non dovrebbe essere automatica, ma conseguire al diniego di una autorizzazione a procedere. E comunque la legge costituzionale resta imprescindibile”.

Insomma, quando Angelino Jolie sbandiera la “piena coincidenza del Lodo con le indicazioni della Consulta”, non sa quel che dice. La rinunciabilità del Lodo non significa nulla (comunque Berlusconi, l’unico ad averne bisogno, non vi rinuncerà mai: altrimenti non l’avrebbe fatto). E la possibilità della vittima di ricorrere subito in sede civile contro l’alta carica che le ha causato il danno, se non fosse tragica, sarebbe ridicola: uno dei quattro presidenti si mette a violentare ragazze o a sparare all’impazzata, ma i giudici non lo possono arrestare (nemmeno in flagranza di reato), nè destituire dall’incarico fino al termine della legislatura; in compenso le vittime, se sopravvivono, possono andare dal giudice civile a chiedere qualche euro di risarcimento… Che cos’è: uno scherzo? L’unica differenza sostanziale tra il vecchio e il nuovo Lodo è che stavolta vale per una sola legislatura: non per un premier che viene rieletto, nè per un premier (uno a caso) che passa da Palazzo Chigi al Quirinale. Ma ciò vale fino al termine di questa legislatura. Dopodichè Berlusconi, una volta rieletto o asceso al Colle, potrà agevolmente far emendare il Lodo, sempre per legge ordinaria, e concedersi un’altra proroga di 5 o di 7 anni.

A questo punto si spera che il capo dello Stato non voglia cacciarsi nell’imbarazzante situazione in cui si trovò nel 2004 Carlo Azeglio Ciampi: il quale firmò (e secondo alcuni addirittura ispirò tramite l’amico Antonio Maccanico) il Lodo, e sei mesi dopo fu platealmente smentito dalla Corte costituzionale. Uno smacco che, se si dovesse ripetere, danneggerebbe la credibilità di una delle pochissime istituzioni ancora riconosciute dai cittadini: quella del Garante della Costituzione. Quando una legge è manifestamente, ictu oculi, illegittima, il capo dello Stato ha non solo la possibilità, ma il dovere di rinviarla al mittente prima che lo faccia la Consulta.

In ogni caso, oltre al doppio filtro del Quirinale e della Consulta, c’è anche quello dei cittadini. Che, tanto per cominciare, scenderanno in piazza a Roma l’8 luglio contro questa e le altre leggi-canaglia. Dopodichè potranno raderle al suolo con un referendum, già preannunciato da Grillo e Di Pietro. Si spera che anche il Pd - se non gli eletti, almeno gli elettori - vi aderirà. Si attendono smentite al commento più scombiccherato della drammatica giornata di ieri: quello della signora Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato, secondo la quale “il Lodo deve valere dalla prossima legislatura”. Così il Caimano si porta dietro lo scudo spaziale anche al Quirinale. Non sarebbe meraviglioso?

M. Travaglio

Published by admin on 28 Jun 2008

Caso Unipol: CSM assolve il giudice Clementina Forleo


Forse la casta ha fatto un passo indietro? Forse si rende conto che con questi conflitti e, il governo berlusconi è il momento di chiudere il cerchio? Non so, ma da vittima predestinata la giustizia penso stia per uscire dal tunnel. Cè la farà?
Cè la farà? No, non c’è la puo fare.

Il gip di Milano Clementina Forleo è stata assolta dalla sezione disciplinare del Csm dall’accusa di aver violato i suoi doveri per i contenuti dell’ordinanza con la quale, nel luglio del 2007, chiese alle Camere l’autorizzazione all’uso di intercettazioni che riguardavano alcuni parlamentari nell’ambito della vicenda Unipol.

La decisione è stata presa dopo due ore di camera di consiglio. Il rappresentante della Procura generale della Cassazione, Federico Sorrentino, aveva invece chiesto la condanna di Forleo alla censura e al trasferimento d’ufficio.

La richiesta si riferiva all’ordinanza con la quale nel luglio 2007 chiese alle Camere l’autorizzazione all’uso di intercettazioni che riguardavano alcuni parlamentari, tra cui Piero Fassino e Massimo D’Alema.

La ragione per la quale Forleo andava condannata, ha spiegato il rappresentante dell’accusa, il sostituto pg della Cassazione Federico Sorrentino, è che ha espresso “un abnorme e non richiesto giudizio anticipato” su alcuni di questi parlamentari che pure non erano indagati, ledendo i loro diritti ed esorbitando dalle sue competenze. E così non solo ha commesso una “grave violazione di legge”, ma anche dimostrato scarso equilibrio. In quell’ordinanza, Forleo aveva definito “consapevoli complici di un disegno criminoso” D’Alema e il senatore Nicola La Torre, ipotizzando per loro il possibile concorso nel reato di aggiotaggio. E li aveva descritti come “pronti e disponibili a fornire i loro apporti istituzionali in totale spregio dello stato di diritto. Il difensore di Forleo, il procuratore di Asti Maurizio Laudi, ha invece chiesto l’assoluzione, ritenendo del tutto infondate le accuse nei confronti della sua assistita. La sezione disciplinare si è riunita in camera di consiglio per decidere.
fonte: ansa.it

Published by admin on 27 Jun 2008

La truffa dell’Oro nero

Dopo il recente terremoto che ha colpito il Giappone, cominciavo a preoccuparmi per gli strani pensieri e collegamenti che inevitabilmente mi balzavano alla mente: per essere più chiaro, non ho potuto fare a meno di notare la singolare coincidenza di questo sisma, giunto praticamente in concomitanza con gli annunci ufficiali relativi ad un riuscito esperimento di fusione fredda e ai primi test su strada di una vera e propria automobile alimentata ad acqua. Rammentando i singolari fenomeni iridescenti che hanno preceduto il ben più devastante terremoto cinese (anche se in Giappone si è verificata persino un’emergenza presso una centrale nucleare), non riesco proprio ad evitare di domandarmi quanto ci sia di naturale in questi eventi, pur tenendo ben presente il fatto che le isole giapponesi sono notoriamente aree critiche dal punto di vista sismico.

Su YouTube proliferano servizi e documentari (alcuni decisamente ben fatti) sull’ipotesi che il sistema HAARP sia responsabile di questi recenti sconvolgimenti: in uno di questi si fa addirittura appello all’US Air Force affinché bombardi a tappeto le installazioni in Alaska… il che potrebbe anche essere una buona idea, se non fosse che proprio l’USAF è uno dei principali finanziatori del progetto!

Comunque sia, per la gloriosa arma statunitense sono tempi duri: sia il capo di stato maggiore che il segretario sono stati recentemente destituiti dopo un’indagine relativa alla spedizione accidentale (?) di parti di missile nucleare a Taiwan, mentre centinaia di componenti nucleari sensibili, stando a un comunicato del Pentagono rilanciato dal Financial Times, risultano scomparse dall’arsenale atomico statunitense. Secondo un funzionario, si tratterebbe di più di mille elementi mancanti. Ricordando il recente episodio del B-52 a spasso per i cieli con sei testate nucleari agganciate sotto le ali, questa ennesima “gaffe” è ben più che imbarazzante, malgrado i commenti rassicuranti delle parti interessate.

Mentre l’Iran continua ad essere al centro di attenzioni ben poco amichevoli, il suo presidente ha recentemente dichiarato che l’offerta petrolifera globale è assolutamente in linea con la domanda, e che gli altissimi prezzi al barile sono determinati da vergognose speculazioni finanziarie. Se a questo si aggiunge che sempre più voci si levano a denunciare che il cosiddetto “picco petrolifero” è pura invenzione e che il petrolio stesso non è affatto di origine fossile, il quadro di manipolazione politico-finanziaria che ne emerge è semplicemente spaventoso. In effetti, se ci fosse davvero scarsità di petrolio sul mercato, ci sarebbero le file di auto alle pompe, come durante la crisi del 1973; al contrario, quasi non passa giorno senza che si venga a sapere della scoperta di nuovi giacimenti, come quelli al largo della Louisiana, stimati in circa 184 miliardi di tonnellate fra petrolio e gas, equivalenti a circa 1.000 miliardi di barili. Secondo il rapporto, “si tratta del 30% in più di tutti gli idrocarburi consumati sino ad oggi, e stiamo parlando di un’area di estensione relativamente limitata”.

Comunque sia, la prova migliore che la questione petrolifera è uno dei più grandiosi inganni architettati a discapito delle popolazioni proviene, tanto per cambiare, dalla Russia. Un eccellente articolo di Joe Vialls la riassume in questi termini: la disponibilità di petrolio a livello mondiale è virtualmente illimitata, e i russi ne sono a conoscenza sin dal 1970, quando realizzarono il pozzo Kola SG-3 trivellando sino alla sbalorditiva profondità di 12.262 metri per attingere alle sacche sotterranee dove il petrolio viene letteralmente spinto in alto da profondi recessi nel mantello, là dove si produce, e replicando poi più di 300 volte queste prospezioni ultra-profonde.

Una delle conseguenze di tale impostazione è che il petrolio è reperibile pressoché ovunque: la compagnia petrolifera statale russa Yukos, all’avanguardia nel campo di queste trivellazioni ultra-profonde, lo ha dimostrato realizzando un impianto estrattivo da 6.000 barili giornalieri là dove i maggiori esperti internazionali (leggi statunitensi) avevano assolutamente negato la possibilità della presenza di risorse petrolifere di qualche tipo: in Vietnam. E così, grazie ai giacimenti di White Tiger coi loro pozzi profondi 5.000 metri, ora questo paese è entrato a far parte del ristretto club dei produttori di petrolio…

Sembra che per questa tecnologia si stiano aprendo importanti prospettive in Cina e soprattutto in Corea del Nord, un paese che avrebbe davvero molto da guadagnare da una maggiore indipendenza energetica.
Un progetto analogo a quello vietnamita era stato avviato nel 1983 in India con esiti assai promettenti, ma fu apparentemente abortito a causa di interessi statunitensi sia mediante pressioni politiche che tramite veri e propri sabotaggi agli impianti.

Un’importante osservazione è che, secondo i russi, il fatto che i noti “giacimenti” petroliferi (come quelli in Medio Oriente) sembrano “svuotarsi” è dovuto in realtà al tasso di estrazione adottato, superiore del 30% a quello tramite il quale il petrolio viene pompato in queste sacche superficiali dalle profondità del mantello. In altre parole, se la produzione petrolifera venisse ridotta nella medesima percentuale, questi giacimenti fornirebbero petrolio con continuità per un periodo di tempo virtualmente illimitato.

Altro aspetto cruciale, il tasso di produzione di un pozzo apparentemente in “declino” potrebbe essere ripristinato semplicemente “ripulendo” il pozzo dalle impurità inevitabilmente accumulate col passare del tempo, le quali tendono ad ostruire il passaggio del petrolio attraverso l’impianto (un po’ come cambiare il filtro dell’olio ormai intasato di un’autovettura). Il tutto, naturalmente, a costi assolutamente concorrenziali.

Ora si può comprendere meglio qual era la posta in gioco, allorquando l’oligarca Mikhail Khodorkovsky comprò la Yukos per un tozzo di pane e stava per rivenderla alle multinazionali statunitensi sicché intervenne Vladimir Putin a sistemare la faccenda, riportando la compagnia sotto il controllo diretto dello stato. Pensate cosa sarebbe accaduto se un tale know-how fosse finito sotto il controllo dei rapaci speculatori di Wall Street…

Passando a tutt’altro, mi fa piacere che il fenomeno dei cerchi nel grano torni a far parlare di sé: è accaduto con la comparsa di questa stupenda formazione presso Barbury Castle. Larga circa 50 metri, ha sconcertato gli scienziati ed entusiasmato i ricercatori in quanto rappresenta un’immagine codificata delle prime dieci cifre (3.141592654) del pi greco.

Tom Bosco
Fonte: Nexusedizioni.it

Published by admin on 27 Jun 2008

L’Italia è piena di bombe atomiche, a stelle e strisce


Potrebbe avere nuovi e pericolosi risvolti la sudditanza italiana all’invasore a stelle e strisce. Dato ormai per assodato, ed ammesso da chi di dovere, che nelle basi militari statunitensi, e cioè di una nazione straniera, di Aviano e Ghedi Torre sono custodite armi nucleari made in Usa, nuovi pericolosi retroscena continuano ad emergere.
Secondo un rapporto dell’Usaf, l’aeronautica militare statunitense che ha la responsabilità di tali ordigni, e reso pubblico da Hans Kristensen, ricercatore della Federazione degli scienziati atomici degli Usa - la Fas - tali ordigni sarebbero custoditi in siti militari che non rispetterebbero i necessari standard di sicurezza.
La notizia, che gli organi di informazione embedded si sono ben guardati dal diffondere, ha subito rilanciato le proteste della società civile italiana.
Lisa Clark, coordinatrice della campagna contro le atomiche in Italia, ha prima ricordato come la presenza di questi ordigni sia in violazione del Trattato di non proliferazione, evidenziando subito dopo come il segreto di Pulcinella delle testate nucleari nel BelPaese venga continuamente svelato.
Nel Vecchio Continente sono molte le basi che ospitano queste armi, alcune Usa ed altre Nato; tra quelle dell’Alleanza atlantica rientra proprio Ghedi e stando a quanto riportato nel rapporto della Fas i comandi statunitensi avrebbero intenzione di ritirare lo squadrone di munizionamento Usa, ‘Munss’ in sigla, di stanza nel presidio bresciano; Kristensen azzarda poi l’ipotesi che le quaranta bombe presenti nell’istallazione lombarda possano essere trasferite ad Aviano, base USAF, forse maggiormente in regola con le norme di sicurezza.
La notizia che riguarda un po’ tutta l’Europa ha suscitato forti reazioni soprattutto in Germania dove hanno preso posizione praticamente tutti i principali partiti politici.
Guido Westerwelle, portavoce dei Liberali, afferma che “le armi atomiche in Germania sono un avanzo della Guerra Fredda”. E quindi “devono essere rimosse”.
Il leader dei Verdi, Juergen Trittin, è dello stesso parere, mentre Gregor Gysi, della Linke, la sinistra tedesca, sostiene che la Germania dovrebbe essere abbastanza de-terminata per chiedere che le bombe vengano immediatamente ritirate e smantellate. Ma anche uno dei partiti della coalizione al governo, la Spd, per bocca del responsabile esteri Niels Annen, crede che il ritiro di queste armi è auspicabile, “segnerebbe un grande passo verso il disarmo nucleare”. Parole che i nostri amministratori si sono ben guardati dal pronunciare per non correre il rischio di inimicarsi i gendarmi di Washington.
I nostri politici quando si tratta di rivendicare la sovranità nazionale latitano, mentre è diverso l’atteggiamento degli italiani che hanno già presentato alla commissione Affari esteri della Camera la proposta di legge d’iniziativa popolare per far dichiarare l’Italia “paese libero da armi nucleari”.
Insomma, la nostra dipendenza e sudditanza dai libertiferi governati d’Oltreoceano continua a minare la nostra sicurezza, eppure dalla stanza dei bottoni nessuno alza la voce per provare a tutelare l’incolumità degli elettori. Ma in fondo non ci si può attendere nulla di meglio da una classe politica che ha come sport preferito quello di rendersi grato a Washington. E pensare che già solo calendarizzare la legge per liberare l’Italia almeno dalle atomiche statunitensi sarebbe un grande passo avanti.

di Fabrizio Di Ernesto

Published by admin on 26 Jun 2008

Il mitico AL Tappone

Si era pure messo un Panama bianco, modello Al Capone, sul capino bitumato, per impressionare il vescovo e farsi dare la santa comunione anche se è un massone divorziato. “Fate in fretta a cambiare queste regola”, gli ha intimato, non bastandogli quelle che cambia ogni giorno lui per salvarsi dai processi. Ma il vescovo di Tempio-Ampurias, Sebastiano Sanguinetti, che in confessionale ne ha visti sfilare di peggiori, non s’è lasciato intimidire: “Per queste deroghe, lei che può, si rivolga a chi è più in alto di me”. Non si sa se alludesse semplicemente al Papa, che Al Tappone considera comprensibilmente un suo parigrado, o direttamente al Padreterno, col quale potrebbero sorgere alcune incomprensioni.

Soprattutto a proposito di certe usanze dell’illustre Padre della Chiesa di scuola arcoriana: tipo allungare mazzette per comprare politici (Craxi) o giudici (Mondadori), accumulare fondi neri in paradisi fiscali, magnificare l’evasione fiscale alle feste della Guardia di Finanza, frequentare mafiosi travestiti da stallieri. Usanze non troppo compatibili col VII comandamento, “Non rubare”, che pare non sia ancora depenalizzato. Ieri, su Repubblica, Edmondo Berselli suggeriva opportunamente all’aspirante comunicando di chiedere, “prima della comunione, la confessione”. Ma non vorremmo essere nei panni del confessore (a parte il superlavoro che gli capiterebbe tra capo e collo, nel giro di due minuti il sant’uomo diventerebbe una “tonaca rossa”, verrebbe accusato di fare un “uso politico della confessione” e poi ricusato a vantaggio di qualche collega di Brescia).

Immediatamente le tv e i giornali al seguito, cioè quasi tutti, han cominciato a interpellare altri divorziati e peccatori famosi, ma anche qualche confessore di vip, per lanciare una gara di solidarietà in favore del Cavaliere in astinenza da ostie. Il pover’uomo soffre così tanto che bisogna far qualcosa, profittando delle norme ora in discussione in Parlamento. Si potrebbe sospendere per un anno il divieto di partecipare all’eucarestia a tutti i battezzati nel 1939, sotto il metro e 60 e col cranio asfaltato, che abbiano divorziato nel 1985, risposandosi nel 1990 con donne chiamate Veronica nel corso di cerimonie civili officiate da Paolo Pillitteri, avendo come testimoni Bettino e Anna Craxi, Confalonieri e Letta. Così si darebbe il tempo al Parlamento e al Vaticano di concordare un Lodo Schifani-Bagnasco che modifichi contemporaneamente la Costituzione della Repubblica Italiana e il Codice di Diritto Canonico, con una deroga all’indissolubilità del matrimonio per tutte le alte cariche dello Stato e della Chiesa, divorziate e non, che consenta loro di accostarsi alla santa comunione per tutta la durata del mandato. Il che, si badi bene, non significa una licenza di divorziare sine die: il divieto ricomparirebbe alla scadenza dell’incarico, in ossequio al principio di eguaglianza.

Del resto, già nella legge sulle intercettazioni è previsto qualcosa di simile: per arrestare o indagare un sacerdote, il magistrato è tenuto ad avvertire il suo vescovo; per indagare o arrestare un vescovo, deve avvisare il Segretario di Stato vaticano. Il che lascia supporre che, per indagare eventualmente sul Segretario di Stato, si debba chiedere il permesso al Papa; e per indagare - Dio non voglia - sul Papa, rivolgersi direttamente al Padreterno. Ecco, basterebbe estendere il Lodo a preti, vescovi, segretario di Stato e Papa per risparmiare fatica. Si dirà: ma il Segretario di Stato, il Papa e la stragrande maggioranza dei preti e dei vescovi non commettono reati. Embè? Nemmeno i presidenti delle Camere, della Repubblica e della Consulta hanno processi. Ma li si immunizza lo stesso, perché non si noti troppo che l’unico autoimmune è Al Tappone. Altrimenti, come per la legge bloccaprocessi, lo si costringe al triplo salvo mortale carpiato con avvitamento: farsi le leggi per sé e poi a dichiarare che chiederà di non beneficiarne (ben sapendo, peraltro, che le leggi valgono per tutti, anche per lui).

E dire che negli anni 80, liquidata la prima moglie, il Cainano aveva accarezzato una soluzione che tagliava la testa al toro: come rivela il suo confessore, don Antonio Zuliani da Conegliano Veneto, aveva pensato di “chiedere l’abolizione delle prime nozze alla Sacra Rota. Ma poi non ha voluto”. Si sa com’è questa Sacra Rota: infestata di toghe rosse. Peccato, perché all’epoca era ancora in piena attività l’avvocato Previti, che per vincere le cause perse aveva un sistema infallibile. Senza bisogno di cambiare le leggi.
di M. Travaglio

Published by admin on 26 Jun 2008

La sindrome del Titanic

Ecco servito il tricolore: il bianco luccicante e sprecone delle notti, il rosso dei conti pubblici e qualche esperienza verde che fa ben sperare. Un programma politico per la decrescita felice

Quanto a sprechi, inefficienze e cattiva gestione le amministrazioni comunali italiane sono imbattibili. I bilanci comunali delle grandi città sono sempre in rosso. Se ne conoscono i numeri in mezzo al polverone alzato al cambio rituale di legislatura, tra una giunta e l’altra, come nel caso del comune di Roma. Al di là della bagarre sui numeri la sostanza è sempre la stessa, per Roma si parla di 8 miliardi, 3 miliardi e mezzo a Milano, 3 miliardi di debito a Torino e così via… Ebbene, come si fa a sentirsi partecipi di una barca che cola a picco!

“Le città vivono la sindrome del Titanic” chiosa Maurizio Pallante al Convegno sui Centri per l’Energia e l’Ambiente del 21 giugno. “Le notti bianche non sono che la punta di un iceberg. Si fa festa con i soldi che non si hanno per nascondere gli scriccolii di un crollo sempre più vicino”. Secondo il saggista, esperto in economia e questioni energetiche, la crisi dei mutui Subprime avrà il suo culmine nel prossimo autunno e i prezzi del petrolio saliranno intorno ai 180-200 euro al barile. I debiti contratti dalle nostre Amministrazioni sono dunque destinati ad aumentare vertiginosamente.

Ma per fortuna nel nostro Belpaese esistono anche dei buoni esempi, a cui Pallante ha dato voce nel suo libro fresco di stampa Un programma politico per la Decrescita Felice. Quelle dei Comuni Virtuosi sono sperimentazioni attive in tutto il territorio che meriterebbero di essere più conosciute e valorizzate e che per ora hanno come protagonisti solo di comuni medio piccoli. Si va dal primo piano urbanistico a crescita zero di Cassinetta di Lugagnano (MI), dall’efficienza energetica applicata su tutti gli edifici pubblici di un territorio all’illuminazione pubblica interamente a led del Comune di Torraca (SA). Esempi di distribuzione dei prodotti sfusi a cominciare dall’acqua del sindaco, come nel el comune di Traversetolo (PR) che prevede di eliminare le circa 9000 bottiglie di plastica distribuite nelle mense scolastiche. E poi ancora i gruppi di acquisto comunali per l’autoproduzione di energia pulita, le mense disimballate e autogestite e i campeggi comunali sostenibili.
di Gabriele Bindi -

Fonte: Associazione Paea

Published by admin on 26 Jun 2008

Il computer di sinistra e il computer di destra

Gli organi di stampa anglosassoni hanno dato una vasta eco al direttore generale dell’Interpol che avrebbe confermato i legami segreti tra il presidente Hugo Chavez e le FARC [Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia]. Invece, osserva Romain Migus, il rapporto dell’Interpol dice il contrario di quello che le agenzie di stampa hanno trasmesso: l’agenzia internazionale per la cooperazione di polizia ha constatato che il computer di un capo ribelle, entrato in possesso dell’esercito colombiano, è stato da questi profondamente manipolato in maniera tale che è impossibile autenticare i documenti che si pretende di averci trovato. Strano: nello stesso momento, il testimone chiave di un’altra inchiesta veniva estradato dalla Colombia con i documenti, questa volta autentici, di un altro computer. Documenti che coinvolgono gravemente il presidente colombiano Alvaro Uribe.

Il 1 marzo 2008, 10 bombe GBU 12 Paveway da 227 chilogrammi l’una esplodevano in piena giungla ecuadoregna radendo la vegetazione tutt’intorno e lasciando crateri di 2,40 metri di diametro e 1,80 metri di profondità [1]. La Colombia aveva violato la sovranità dell’Ecuador ed assassinato Paul Reyes, il principale negoziatore per la liberazione di Ingrid Bétancourt e degli altri ostaggi prigionieri della guerriglia.

A terra i combattenti delle FARC e alcuni studenti dell’Università del Messico non poterono resistere ad un bombardamento di una tale intensità. In compenso, nel bel mezzo dei crateri, giaceva un computer indistruttibile che contiene, secondo Bogotà, informazioni cruciali sulle alleanze nella regione.

Questo computer, la cui marca è sfortunatamente sconosciuta, era di Paul Reyes. E’ il computer di sinistra.

Rammentiamo, prima di proseguire oltre, che le relazioni con le FARC sono del tutto normali per i vicini della Colombia. L’ex vice-presidente venezuelano, José Vicente Rangel, ricordava poco tempo fa, che prima dell’avvento di Chavez al potere un responsabile delle FARC disponeva di un ufficio al Ministero degli Affari Esteri venezuelano, soprattutto per trattare dei danni collaterali del conflitto colombiano in Venezuela. Immaginate che un esercito di 15.000 uomini in guerra con il governo svizzero stazioni nei pressi del lago di Lemano. Si può scommettere che il governo francese, ma anche le autorità regionali e locali, intratterrebbero relazioni con i responsabili di questo esercito per evitare slittamenti in Francia.

Il Venezuela e l’Ecuador: bersagli per accuse

Il 3 marzo, ossia solo due giorni dopo l’aggressione all’Ecuador da parte della Colombia, il governo di Alvaro Uribe comincia a svelare una parte del contenuto del computer di sinistra. Abbonderebbero le prove a testimonianza di un’alleanza regionale tra l’Ecuador, il Venezuela e le FARC.
Nel caso del Venezuela, Chavez è accusato di aver ricevuto dalla guerriglia 100 milioni di pesos (circa 35.000 euro) al tempo in cui si trovava in prigione (1992-94) e, viceversa, di aver finanziato la guerriglia con 300 milioni di dollari. Ancora, il Venezuela è accusato di favorire il traffico di armi per conto delle FARC, ossia di armare i ribelli colombiani.
Per quanto riguarda l’Ecuador, le autorità colombiane accusano il Ministro dell’Interno ecuadoregno, Gustavo Larrea, di connivenza con le FARC. Una fotografia che si dice trovata nel computer di sinistra mostra Paul Reyes mentre conversa, secondo le autorità colombiane, con il Ministro ecuadoregno. La notizia fa il giro del mondo fino a quando Patricio Echegaray, segretario generale del Partito Comunista Argentino, dichiara di essere lui quello che appare nella foto. Che importa, ormai il danno è fatto. Inoltre, altri documenti proverebbero la connivenza di Quito con le FARC.

I governi ecuadoregno e venezuelano respingono le accuse, sottolineando l’inverosimile indistruttibilità del computer e il fatto che Bogotà avrebbe potuto fabbricare false prove.

Alvaro Uribe fa dunque appello all’Interpol per dare risonanza mediatica mondiale alle sue accuse.
Una unità di crisi viene inviata a Bogotà. E’ diretta da un ex direttore del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti e già funzionario del Dipartimento della Giustizia di quel paese: Ronald Kenneth Noble, attualmente segretario generale dell’Interpol. Immaginiamo un istante che un ex funzionario cubano, bielorusso o iraniano fosse stato nominato capo della missione e che il suo rapporto fosse decisamente favorevole al Venezuela. Si può legittimamente pensare che la macchina mediatica avrebbe gridato all’inganno. Ma è risaputo che gli Stati Uniti non ingannano mai…

Firma dell’accordo tra l’Interpol e la Colombia che istituisce un’équipe di esperti per analizzare i computers delle FARC di cui è venuta in possesso la Colombia (12 marzo 2008)

Cosa dice il rapporto dell’Interpol

- Che i files dei computers, dei dischi rigidi esterni e della chiavi USB pesano 609,6 Gigabites, pari a 39,5 milioni di pagine Word.
In sede di conferenza stampa, Ronald Kenneth Noble, ha sottolineato che vista la grandezza dei files ci volevano più di “mille anni per verificarne il contenuto” e che l’Interpol non aveva verificato l’autenticità del contenuto delle prove. Detto altrimenti, quello che l’Interpol può fare in mille anni, i Colombiani l’hanno realizzato in 48 ore, dal 1 marzo data del bombardamento, al 3 marzo data della prima dichiarazione sulle presunte prove contenute nel computer di sinistra. Notiamo di passaggio che gli esperti informatici colombiani uniscono la fortuna alla rapidità poiché hanno aperto solamente i files che incriminano il Venezuela e l’Ecuador. Nulla sulle relazioni delle FARC con la Francia o il Brasile, per esempio.
Cosa è dunque successo in quelle 48 ore? Il rapporto dell’Interpol è limpido:
- “L’accesso ai dati contenuti negli otto elementi di prova informatici provenienti dalle FARC tra il 1 marzo 2008, data nella quale sono entrati in possesso delle autorità colombiane, e le ore 11 e 45 del 3 marzo 2008, quando sono stati consegnati al Grupo Investigativo de Delitos Informaticos della polizia giudiziaria colombiana, non è stato effettuato conformemente ai principi riconosciuti a livello internazionale in materia di trattamento degli elementi di prova elettronici (…) In altri termini, invece di darsi il tempo di creare delle immagini dei contenuti di ciascuno degli otto elementi di prova acquisiti e di proteggerli contro la scrittura prima di aprirli, si è acceduto direttamente ai dati in questione.

Bizzarramente, è esattamente durante questo lasso di tempo in cui la polizia giudiziaria colombiana attende i computers che vengono rivelate le supposte prove. Sarebbe a dire che tali presunte prove non sono il lavoro scientifico degli informatici della polizia ma di un laboratorio dell’esercito colombiano che non ha avuto l’accortezza di creare una copia dei contenuti dei documenti prima di aprirli.
- Inoltre, secondo il rapporto dell’Interpol, dopo il bombardamento del campo dei guerriglieri sono stati creati o modificati alcuni files di sistema:

83. L’esame dell’elemento di prova n. 26 – un computer portatile – ha rivelato le seguenti incidenze sui files il 1 marzo 2008 o successivamente a questa data: 273 files di sistema sono stati creati; 373 files di sistema e di uso sono stati oggetto di accessi; 786 files di sistema sono stati modificati; 488 files di sistema sono stati cancellati.
” (La situazione si ripete identica per tutti gli elementi di prova: si vedano i punti 84, 85, 86, 87, 88, 89, 90 del rapporto).
- Certamente, il rapporto afferma che i files d’uso (testi word, foto, ecc.) non sono stati né modificati né creati dopo il 1 marzo. Ma nella stessa conclusione, l’Interpol sottolinea che in tutti gli elementi di prova esistono migliaia di files datati 2009 o 2010. Riguardo ad essi, l’Interpol conclude “che essi sono stati creati ad una data anteriore al 1 marzo 2008 su una o più macchine i cui parametri di data e di ora del sistema erano inesatti.
” Ora, come attestare l’autenticità dei files se è così semplice cambiare la data di creazione di un documento? In altre parole, il laboratorio dell’esercito colombiano che ha avuto per 48 ore gli elementi di prova avrebbe potuto benissimo creare un documento e pre-datarlo. Soprattutto se come rivela l’Interpol i files di sistema sono stati modificati.
Come si vede, il rapporto dell’Interpol solleva più domande sulla validità dei documenti del computer di sinistra di quante risposte fornisca. Poco importa, lo tsunami mediatico si è già abbattuto sul Venezuela (ma non sull’Ecuador, vai a sapere perché …). Marie Delcas di Le Monde, confondendo il lavoro di giudice con quello di giornalista, riprende dal canto suo le accuse del governo colombiano, quando, ricordiamolo, da una parte l’Interpol non si è pronunciata sui contenuti dei documenti, e dall’altra il rapporto getta forti dubbi sull’autentica origine degli stessi.
Ci piacerebbe che Marie Delcas potesse rispondere all’invito lanciato dal presidente ecuadoregno Rafael Correa da Parigi il 13 maggio scorso: “Noi non attribuiamo alcuna credibilità a questi computers, ma chi lo fa dovrebbe anche accordare credibilità quando le FARC accusano Uribe di essere un paramilitare e un narcotrafficante.” Finora, neanche una riga da parte di Le Monde o altri media su questo tema …
Eppure …

Il computer di destra

Nel computer di destra, acquisito nel 2006, sono state rinvenute le prove di oltre 50 omicidi perpetrati dai paramilitari [3] contro leader sindacali e di movimenti sociali nel 2005 e 2006.
In più, sta venendo alla luce una lista di eletti colombiani (senatori, deputati, sindaci, governatori regionali) sostenuti dai paramilitari. Decine di eletti beneficiano della protezione, del finanziamento, dei contatti e dei mezzi di pressione dei paramilitari. E, più grave ancora, il computer di destra contiene anche delle prove di brogli elettorali organizzati dai paramilitari in diverse elezioni tra cui quella del presidente Alvaro Uribe.
Il computer di destra sta diventando il detonatore dello scandalo della parapolitica in Colombia. Questo neologismo allude al legame che unisce certi uomini politici, membri dei servizi segreti e uomini d’affari con i gruppi mafiosi paramilitari, noti tra l’altro per fare a pezzi le loro vittime con la motosega e giocare a calcio con la loro testa.

C’è stato bisogno dell’Interpol per provare l’autenticità dei documenti trovati nel computer di destra? No, perché il suo proprietario, “Jorge 40”, ne ha successivamente confermato l’autenticità.
Ma “Jorge 40” non si ferma a questa testimonianza. Conferma l’esistenza degli Accordi di Ralito. Una alleanza ufficiale, sostenuta da documenti firmati, tra quattro capi paramilitari e 29 personalità politiche (deputati, senatori, sindaci, governatori di regioni), un giornalista e due proprietari terrieri per “rifondare la Patria” e “proteggere la proprietà privata”. Al momento della firma di questi accordi è stato notata la presenza del consigliere di Nicolas Sarkozy, il boia argentino Mario Sandoval [4].
Lo scandalo della parapolitica tocca ormai dei ministri e l’attuale vice-presidente, la cui famiglia è proprietaria dell’unico quotidiano a diffusione nazionale. Il cerchio si stringe intorno a Alvaro Uribe.
Malgrado ciò, gli Stati Uniti hanno ottenuto l’estradizione per “Jorge 40” e altri 12 capi paramilitari. “Jorge 40” e il suo computer non devono più rendere conto alla giustizia e al popolo colombiano. Il computer di destra era un problema e lo si è fatto discretamente sparire mentre tutti i media parlavano del computer di sinistra. Paul Reyes, lui, non c’è più a testimoniare sull’autenticità dei documenti del suo computer indistruttibile …

Paul Reyes

di Romain Migus

Published by admin on 25 Jun 2008

Storie : dagli anni’70 a re Berlusconi


0. Una premessa di metodo

Questa rubrica ha nel suo dna il contrapporsi a una tesi, a un ragionamento, offrendo un’altra chiave di lettura possibile del fatto o del fenomeno di cui parla l’articolo scelto per il controcanto.

Quindi, risparmierò ogni volta di sottolineare e ripetere tutti i punti di accordo, che non mancheranno certo, per enfatizzare appunto gli elementi di contrasto… E quindi lo stile sarà volutamente apodittico e tranciante.

1. Una constatazione di fatto

C’è una differenza essenziale con gli anni Settanta: oggi la destra è maggioranza non solo quantitativa ma anche qualitativa nel Paese. Insieme ai numeri ha pure l’egemonia culturale. E non solo perché ha reclutato massicciamente a sinistra: dal professor Colletti (uno dei firmatari del famoso “appello pro lotta armata”, scomparso qualche anno fa dopo anni nei ranghi “azzurri”) a Giuliano Ferrara, da Paolo “Straccio” Liguori al tanto deprecato Vigorelli (pasdaran forzista al Tg 3 dopo la prima vittoria berlusconiana). Ma perché coglie il senso profondo di quello che pulsa nelle viscere della gente e che produce eruzioni come Ponticelli e il Pigneto.

2. Un chiarimento sull’oggetto

Non stiamo parlando dei fatti, ma della loro rappresentazione e dell’uso politico che di queste rappresentazioni viene fatto. Perché è vero che Primavalle rappresenta la perdita dell’innocenza da parte di Potere operaio (e non dell’intera sinistra rivoluzionaria: non bisogna dimenticare MAI che Calabresi è ucciso quasi un anno prima…) ma non per quello che è stato un TRAGICO ERRORE (lo so che ferisce e fa incazzare di più: non c’era la lucida volontà di uccidere; sicuramente l’incoscienza e la strafottenza per le potenziali conseguenze, come in centinaia di altre azioni militanti, ma non la premeditazione assassina). Il gruppo dirigente di Potop sapeva che quell’azione era opera di propri militanti sulla via di passare alle Br (di questo si trattava) ma non per questo li ha mollati. Anzi… La colpa originaria è quindi di aver mantenuto vigente il dovere di solidarietà insito in ogni organizzazione (non solo) rivoluzionaria, spingendosi fino alla menzogna più infame. E’ un dispositivo (senza quest’ultimo esito) ben noto ad Adinolfi, che rivendica il merito di aver aiutato Ciavardini latitante per aver partecipato a un’azione il cui obiettivo politico era l’implosione di Terza posizione.

Più ampia è invece la platea di chi riscrive la storia con la scolorina nella destra radicale e vuole credere a tutti i costi nell’assoluta estraneità dei neofascisti alle trame bianco-nere.

3. Il dovere e il piacere

Mi piace pensare che sia per questa ragione,

il comune senso morale di essere chiamati ad affrontare le conseguenze delle azioni dei propri “seguaci” anche quando sono state fatte “contro” la propria volontà e progettualità, che, alla necessaria distanza debita tra due avversari politici, Scalzone (nella foto) e Adinolfi si rispettino e si stimino assai (io sotto sotto penso che si vogliano anche un po’ bene, ma non lo ammetteranno mai, almeno per non scandalizzare il proprio “pubblico” …).

4 Il principio di realtà

E’ evidente che le narrazioni dei fatti di questi giorni che preoccupano Adinolfi sono ebbre e deliranti. Dalla cazzata biblica che vuole la camorra dietro ogni movimento reale che scuote Napoli (dalla rivolta di Pianura al pogrom di Ponticelli) alla vergognosa bugia degli studenti dei collettivi romani che triplicano la consistenza degli avversari per giustificare un esito inglorioso dello scontro: ma certo è più preoccupante la menzogna di Stato (fosse anche nella versione di un sindaco che pure è stato ministro degli Interni e cerca qualsiasi pretesto per rimuovere la responsabilità di un clamoroso fallimento politico) che la menzogna narcisistica di una banda giovanile.

C’è poi la farsa della farsa: i “ragazzi” di Casa Pound in giacca e cravatta che assaltano il Gay pride neanche il più cazzuto ufficio stampa di Cinecittà se lo sarebbe saputo inventare…

5. E’ il mercato, ragazzi

Non c’è nessuna Spectre della stampa “di sinistra”. Per banali ragioni di concorrenza in una fase di drammatica crisi dei quotidiani, “La Repubblica” ha inferto due colpacci all’immaginario della “sinistra”: sputtanando il dandy forcaiolo noto come Marco Travaglio, svelando la reale natura del raid del Pigneto. E quindi nelle altre testate scattano meccanismi di quello che nelle attività di brokeraggio si chiama “ricopertura”…

6. La luna e il dito

Abbiamo parlato delle rappresentazioni distorte. Ora possiamo attingere all’essenza dei fatti. Che sono drammatici: mentre taluni si baloccano con l’allarme “neofascista”, il governo Berlusconi si è spinto molto avanti sul terreno della militarizzazione e della criminalizzazione del dissenso, compiendo quello che, nei tanto formidabili anni 70, gran parte della sinistra estrema avrebbe definito GOLPE BIANCO. Ma i soliti noti preferiscono, in una situazione di totale crisi del pensiero, rassicurarsi con richiami identitari che nei momenti di confusione fanno bene.

7. La lezione di Balzac

Uno che ne capiva di queste cose spiegava che c’era molto di più da imparare sulla Francia orleanista dalla lucida narrativa di un reazionario come Balzac che dalla chiacchiera benintenzionata di certi progressisti. Vale tutt’oggi. Lo dimostra uno splendido articolo di un “dietologo” molto di destra come Maurizio Blondet (nella foto), che proponendoci un folgorante “Carl Schmitt alle vongole” chiarisce perfettamente i termini reali della questione.

8. Qualche citazione, per finire

# a. «Sovrano è chi decide lo stato d’eccezione».Se l’enunciato supremo di Carl Schmitt vale per tutte le situazioni (anche le farse), allora non c’è dubbio: abbiamo un sovrano.E’ Silvio Berlusconi.Come noto, egli ha dichiarato lo Stato d’eccezione-monnezza. In Campania, è sospeso il diritto ordinario. C’è una superprocura, un tribunale speciale alla monnezza. Chiariano, ha detto il sovrano, «è zona militare e sarà protetta. Coloro che si opporranno saranno perseguibili». Militarizzazione della monnezza. Allacciate le cinture, perchè comincia uno di quei periodi che il saggio cinese augurava ai suoi nemici: «interessante». Non scherzo. Quando uno evoca lo stato d’eccezione, la faccenda è sempre seria, gravida di prospettive e di pericoli. (M. Blondet, ivi)

# b. E’ proprio quel che avviene in Italia in questi giorni: nessuno pare aver preso coscienza di ciò che implica lo stato d’eccezione, anzi Napolitano - il supposto «custode della Costituzione» sospesa - pare favorevole, per non parlare dell’opposizione veltroniana. Si entra in un periodo di «fondazione» con la mente torbida, il senso del diritto obnubilato. I soli contrari sono i giudici ma - naturalmente - non per il motivo giusto, giuridico: lo sono per i loro interessi di casta. Temono di essere scavalcati, di essere privati di alcune loro «prerogative», e che si sia costituito un «precedente» per esautorarli. Il che è verissimo. (ibidem)

# c. Persino il questore Manganelli ha detto che c’è un indulto permanente in Italia, che la dittatura dei giudici ha avuto come risultato la non-certezza del diritto (e della pena). E’ un’altra richiesta implicita di stato d’eccezione. E’ questo il punto più gravido di rischi e di futuro. Nella repubblica di Weimar, era l’intera società onesta a chiedere uno stato d’eccezione, che la facesse finita con una «legalità» che favoriva solo l’arricchimento di mascalzoni speculatori, e la corruzione della società stessa in mano ai parassiti.

E qui da noi? Le emergenze sono tali e tante, gli egoismi così intrattabili e incurabili, da richiedere per ciascuna una «decisione sovrana», extra-costituzionale: le tre regioni almeno dove sovrana è la malavita organizzata, lo stato della scuola, il parlamento pletorico e servo delle lobby, la burocrazia inadempiente strapagata (la Casta), i particolarismi che ostacolano e impediscono ogni progettualità, lo strapotere bancario e sindacale, la violenza idiota e corpuscolare delle tifoserie, l’abuso di massa di cocaina persino tra gli operai… ciascuna richiederebbe tribunali speciali con procedure semplificate e misure extralegali per licenziare, punire, obbligare a fare. In nome della vita e a sua difesa.

Qui è il punto. L’Italia richiede uno stato d’eccezione totale. Una volta dichiarato uno stato d’eccezione, è quasi inevitabile la tentazione di dichiararne altri, tutti in sé necessari.

Non è ignoto che lo stato d’eccezione è la madre delle dittature social-nazionali, di «destra popolare» nel senso che è il popolo a dare loro «mano libera».

Ovviamente, lo stato d’eccezione introduce nell’ordinamento giuridico un elemento di arbitrio assoluto da parte del sovrano.

Ma se il sovrano è Berlusconi, c’è il rischio di una dichiarazione di «stato d’eccezione televisivo», per salvare Emilio Fede dal satellite e mantenere il monopolio Mediaset. Dico la verità:
preferirei che ci fosse, al suo posto, un capo risoluto come Adolf Hitler. (ibidem)
ugo maria tassinari

Published by admin on 25 Jun 2008

Mc Cain per l’innovazione di auto a batterie

Come l’ultima proposta per ridurre il consumo di petrolio e di inquinamento atmosferico, US candidato presidenziale repubblicano John McCain ha chiesto 300 milioni di dollari per incoraggiare l’innovazione sulle nuove auto batteria a risparmiare carburante e ridurre le emissioni.

Il premio sarebbe pari a 1 dollaro per ogni uomo, donna e bambino negli Stati Uniti - un piccolo prezzo da pagare per contribuire a spezzare il ritorno dei nostri dalla dipendenza dal petrolio”, il senatore Arizona ha detto un raduno a Fresno , una Università dello stato della California.

Come l'ultima proposta per ridurre il consumo di petrolio e di inquinamento atmosferico, US candidato presidenziale repubblicano John McCain chiamato a Lunedi per 300 milioni di dollari per incoraggiare l'innovazione sulle nuove auto batteria a risparmiare carburante e ridurre le emissioni.

Presunte candidato presidenziale repubblicano degli Stati Uniti il senatore John McCain ascolta una domanda nel corso di una conferenza stampa dopo la consegna di un discorso al Comitato economico Club del Canada a Ottawa 20 giugno 2008.

La nuova batteria auto, come ha detto McCain, dovrebbe avere la “dimensione, le capacità, i costi e la potenza di saltare a pié commercialmente disponibile il plug-in di ibridi o elettrici delle automobili”.

Egli oppone il governo degli Stati Uniti attuali sforzi per sviluppare mais a base di etanolo come alternativa al motore benzina-motori, dicendo che “ha gettato intorno abbastanza soldi sovvenzionare interessi particolari e senza scuse per il fallimento.”

Il suo punto di vista anche la sua posizione contro il rivale democratico alla presidenza, Barack Obama, che sostiene di etanolo sovvenzioni.

“La mia amministrazione pubblicherà una Clean Car Challenge per la automobilistiche d’America, sotto forma di un unico e sostanziale credito fiscale basato sulla riduzione delle emissioni di carbonio,” ha detto McCain.

Egli ha dettagliato il suo piano dicendo che “per ogni automobilistico che possono vendere uno zero-emissioni di auto, ci quadagna 5000 dollari come credito d’imposta per ogni cliente che acquista una auto.”

Egli ha anche notato l’eredità di inventiva degli Stati Uniti, a sinistra da Thomas Edison, il Wright brothers, la luna Apollo sbarchi, i chip di silicio e di Internet, tra gli altri.

“Per tutti i problemi e pericoli nostra energia presenta vulnerabilità, sappiamo che siamo in grado di superarli, perché dobbiamo superare di gran lunga peggiore incontrato problemi e obiettivi di gran lunga maggiore”, ha aggiunto.

Obama è stato previsto anche per affrontare le questioni energetiche in seguito Lunedi quando si parla con le donne che lavorano nel Nuovo Messico.

Come il prezzo del petrolio escursione trascina l’economia americana che è ossessionato dalla guerra in Iraq e subprime in crisi il peggio, l’energia diventa una delle principali preoccupazioni per gli elettori americani e si concentra di dibattiti in battaglie per la Casa Bianca.

(Xinhua)

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